NAPOLI (26 aprile) – Rivelazione choc di un pentito di camorra: il boss Davide Leone controlla le sepolture nel cimitero del quartiere napoletano di Fuorigrotta. Così, quando un affiliato vuole seppellire un proprio parente, non può farlo se non dopo essere entrato in possesso di un vero e proprio nullaosta del boss.
Fini, la moglie, il cognato e la parentela ristretta...
Il fatto monta sempre di più, la moglie, il cognato, i suoceri, insomma, proprio una bella combriccola che attornia in maniera ristrettissima il buon Gianfranco.
Io ho solo 34 anni, ma debbo dire la verità, seguo l'avventura politica di Fini, dal 1985 circa, ossia, da quando avevo meno di 10 anni e per le prime volte mi interessavo alla faccende della politica. Mi attirava quella fiamma tricolore che lottava contro il sistema partitocratico, che l'aveva messa quasi sempre alla porta della sala dei bottoni con la conventio ad excludendum.
Vedere oggi dopo 25 anni dove è andata a finire quella fiamma è triste, triste veramente molto, caduta ogni forma di ideale, qui si discute unicamente di affari, affarucci e similari da melassa e ruberie familistiche e correntizie. Qui è bene sottolinearlo non si ruba per il partito ma si ruba esclusivamente per fini personali e sopratutto qui si ruba anche al partito.
E' una vergogna!
E' una vergogna ancora più grande è che Gianfranco Fini non senta neppure lontanamente il dovere istituzionale di lasciare immediatamente l'altissima poltrona che occupa, oramai, abusivamente ed in dispregio degli italiani onesti.
Tra i finiani, poi, ritroviamo altra bella gente invischiata direttamente o sempre per tramite di mogli e suoceri in altre consorterie affaristiche vergognose: speculatori del terremoto dell'Irpinia del 1980, speculatori del fallimento delle società del Comandante Achille Lauro, affaristi/e Rai ed altra bella gente di questa risma.
Vergogna Fini! Vergogna finiani tutti!
Rimborsi viaggio extralarge a Napolitano quando era europarlamentare
Scritto da Luigi Cangiano
Domenica 15 Agosto 2010 10:05
Pezzo della TV tedesca mai fatto vedere in Italia da nessuno.
Marco Travaglio dove eri?
Come fu arrestato il suocero dell'On.le Italo Bocchino
Catturato a Praga l' imprenditore Buontempo, latitante da un anno
sorpreso in un ristorante e' stato arrestato Buontempo Eugenio 61 anni, napoletano ricercato per le tangenti riguardanti le grandi opere finanziarie mai concluse
Catturato a Praga l' imprenditore Buontempo, latitante da un anno
NAPOLI . "Non ci torno in Italia", diceva. E invece sta per tornare. Sotto la scorta dei carabinieri e con destinazione il carcere. Insisteva: "Non ci torno per farmi giudicare. I giudici stanno distruggendo l' Italia. Macerie, ecco che cosa restera' ". Cosi' parlo' Eugenio Buontempo, imprenditore cresciuto all' ombra del Garofano, quando nel Psi contavano i suoi amici Claudio Signorile e Giulio Di Donato. Fine marzo ' 93: il Corriere lo scovo' a Parigi. Aveva gia' un paio di settimane di latitanza alle spalle e la certezza che quegli ordini di cattura con il suo nome, risultato delle prime inchieste sulla tangentopoli napoletana, nessuno sarebbe mai riuscito a farglieli leggere. Ha avuto ragione per poco piu' di dieci mesi ancora, sino all' altra notte, quando i carabinieri e gli uomini della polizia ceca hanno rovinato i suoi propositi. E finita davanti ad un ristorante di Praga, e alla presenza di una bella donna che lo accompagnava, la fuga di quest' uomo di 61 anni, alto e robusto, con le spalle un po' curve e la faccia perennemente schizzata da una barba grigia. Lo inseguivano quattro ordini di custodia cautelare in cui e' racchiusa buona parte degli imbrogli che negli ultimi anni sono cresciuti intorno alle grandi opere finanziate, e a volte nemmeno concluse, a Napoli. Eugenio Buontempo era ricercato per le tangenti sugli appalti della Ltr, il tram veloce che pero' e' rimasto soltanto una sigla; e poi le mazzette pagate per assicurarsi i lavori di Italia ' 90, quando Napoli doveva rifarsi il look per ospitare le partite dei mondiali di calcio; e quelle per la privatizzazione del servizio di nettezza urbana. E ancora tangenti nell' ultimo ordine d' arresto, arrivato quando lui era gia' lontano: stavolta c' entrano le tasse. Qualche funzionario delle imposte dirette "omaggiato" per ottenere verifiche fiscali compiacenti. Non e' poco. E non dovrebbe essere poco nemmeno quello che i giudici ritengono che Buontempo possa sapere di come funzionava tangentopoli dalle sue parti. Del resto il titolo di ultimo latitante eccellente mica se l' e' conquistato senza averne i meriti. Basta leggere i nomi dei politici inquisiti con lui nell' inchiesta sui lavori mondiali: si va da Pomicino a De Lorenzo, da Scotti all' immancabile Di Donato, che in prima persona, e in cambio di finanziamenti al Psi, si sarebbe adoperato per fare inserire l' impresa di Buontempo in un consorzio destinato ad aggiudicarsi una quota degli appalti. Analogo scenario, e identici protagonisti, nella faccenda della Ltr: secondo i giudici Di Donato faceva pressioni con l' Ansaldo Trasporti e con un altro consorzio affinche' venisse fatto spazio anche a Buontempo, l' amico Eugenio, poi, ricambiava con sostanziosi contributi. Del resto l' intesa era vecchia. E un po' per smania e un po' per far piacere ai suoi amici politici, nove anni fa Buontempo mise anche in piedi un quotidiano, poi ceduto a imprenditori salernitani legati all' ex ministro socialista Carmelo Conte. Edilizia, editoria, ma non solo. Buontempo sperava di diventare il nuovo Achille Lauro, quando rilevo' la flotta che fu del "comandante". Nel bando d' asta, pero' , c' erano irregolarita' , e alla fine lui si becco' una condanna a quattro anni. Poi arrivano le tangenti, i primi ordini di arresto e la latitanza. Undici mesi durante i quali Buontempo non smette di essere un uomo d' affari. Anzi, a Praga aveva trasferito il proprio centro operativo, e sono arrivati a lui anche seguendo le operazioni finanziarie che aveva portato avanti nella capitale ceca. Ma non soltanto cosi' . Buontempo aveva scelto come rifugio una citta' da tempo prediletta anche da esponenti delle piu' grosse organizzazioni criminali italiane, e la sua strada ha finito per incrociarsi con quella percorsa dai servizi segreti per identificare le basi estere dei clan.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Dicembre 2023 18:45
Enrico Fabozzi (PD) può aiutarci per gli appalti: parola di casalese!
Scritto da Luigi Cangiano
Lunedì 19 Luglio 2010 06:06
Sono accuse pesantissime quelle che diversi pentiti rivolgono a Enrico Fabozzi, sindaco di Villa Literno e consigliere regionale del Pd che martedì si è autosospeso dal partito; Fabozzi è indagato nell’ambito dell’inchiesta sulle collusioni tra clan dei casalesi e politica culminata lunedì nella notifica di 17 provvedimenti restrittivi, tra i cui destinatari figurano Nicola Schiavone, figlio del boss Francesco, e Nicola Ferraro, ex consigliere regionale dell’Udeur. I verbali che accusano Fabozzi sono contenuti nell’ordinanza emessa dal gip Vincenzo Alabiso su richiesta dei pm Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio. Uno degli accusatori del consigliere regionale è Emilio Di Caterino, killer del gruppo di Giuseppe Setola: «Ha dichiarato che nell’anno 2006, dopo la sua scarcerazione, ha incontrato, insieme a Cirillo Alessandro e a Maccariello Raffaele, Luigi Ferraro in un bar sulla strada che porta da Casale a Villa Literno, di fronte a Corvino Motor; che chiese a Luigi Ferraro di intercedere presso il fratello Nicola— che in quel momento essendo un importante esponente del partito di Forza Italia non poteva essere incontrato apertamente – affinché il cugino di Raffaele Maccariello, a nome anch’egli Raffaele, si aggiudicasse un grosso appalto per la pavimentazione stradale indetto dal Comune di Villa Literno; che Nicola Ferraro, infatti, era molto legato al sindaco di Villa Literno, Enrico Fabozzi, e quindi era in grado, per quanto a conoscenza del clan, di incidere nella aggiudicazione di questo appalto, del valore di circa un milione di euro; che la trattativa ha comportato successivi incontri, nei quali Luigi Ferraro ha dato la disponibilità per far vincere questo appalto alla persona indicata; che Luigi Ferraro disse, quindi, di recapitargli la busta con l’indicazione del nominativo della ditta rassicurando che non ci sarebbero stati problemi; che effettivamente l’appalto era stato aggiudicato alla persona indicata e che i lavori poi sono stati effettivamente svolti». Anche il pentito Luigi Guida riferisce cose gravissime: parla per esempio di «un incontro cui parteciparono oltre allo stesso Guida e a Ferraro Nicola il sindaco Fabozzi. In tale occasione il Fabozzi si mise a completa disposizione degli interessi criminali dei suoi interlocutori mantenendo per sè la delega relativa ai lavori pubblici, nominando un nuovo capo dell’ufficio tecnico di intesa con Ferraro Nicola, procedendo per nomina diretta in caso di appalti di minor valore e truccando le procedure di gara per gli appalti di maggiore entità. Ferraro Nicola aggiunse che in tal modo sarebbero state designate imprese che spontaneamente avrebbero pagato il dovuto al clan senza necessità di intimidazioni ovvero di bloccare il cantiere».
(di T.B. dal Corriere del Mezzogiorno)
La cosa che più ci sconvolge e ci rattrista è che Enrico Fabozzi da anni afferma di battersi contro la criminalità organizzata ed ha fatto di ciò uno dei suoi cavalli di battaglia politica. Speriamo vivamente che le accuse mossegli non risultino vere.
In alternativa, ribadiamo, come già abbiamo fatto in passato, la necessità di ripensare da capo a piedi tutto l'associazionismo anticamorra che afferma, autoreferenziandosi, di battersi contro la criminalità organizzata, ma che sempre più spesso finisce invischiata in storie a dir poco sconcertanti!
2003 - 2010 Sette anni di battaglie per la legalità
Dopo anni di disordine amministrativo, di mancanza di regole urbanistiche e commerciali, la grande novità dell’Amministrazione guidata da Enrico Fabozzi è stata quella di ancorare la propria azione a regole precise e condivise e, soprattutto, di sensibilizzare la collettività al problema della criminalità organizzata.
La Giunta Fabozzi, pur se nei limitati poteri riconosciuti in materia al Sindaco e agli amministratori, si è strenuamente impegnata sul fronte della lotta alla criminalità organizzata. Così, dal giorno dell’insediamento, nel maggio del 2003, si è caratterizzata per una serie di iniziative concrete finalizzate al recupero della legalità, alla lotta all’abusivismo nei settori dell’edilizia e del commercio, al risanamento ambientale e sociale. Le conferme tangibili di questi impegni sono gli atti compiuti dall’Amministrazione Comunale, quali l’approvazione del Piano commercio e la redazione del Piano Urbanistico Comunale, strumento utile a fronteggiare un diffuso abusivismo edilizio. Su questo fronte, è utile anche rammentare una significativa iniziativa assunta dall’ amministrazione comunale,l’avvio delle prime procedure di acquisizione al patrimonio comunale degli immobili abusivi.
Altro punto qualificante dell’azione amministrativa è stata la collaborazione con le Istituzioni sulla vicenda rifiuti che ha portato a Villa Literno il primo e principale sito legale di deposito delle “eco-balle”. Al contempo, però, merito dell’Amministrazione è stato quello di convogliare a Villa Literno importanti finanziamenti per un grande progetto di riqualificazione urbana ed ambientale, che si avvaleva di un finanziamento regionale di circa 14 milioni di euro, quale ristoro ambientale per la presenza del sito di stoccaggio delle “eco-balle” .
Accanto a queste direttrici di sviluppo, si rammenta anche l’attività amministrativa volta ad avviare progetti in grado di cambiare il volto dell’intero comune, a cominciare dal rilancio turistico, visto il collegamento con la riqualificazione del litorale domitio e con lo svincolo verso il costruendo aeroporto di Grazzanise, nonché la realizzazione del Polo Nautico.
Una serie di importanti investimenti sui quali l’Amministrazione e il Sindaco sono stati vigili nell’evitare eventuali infiltrazioni delle organizzazioni criminali. Tant’è che nel gennaio 2007, il primo cittadino di Villa Literno ha subito un grave atto intimidatorio teso a minare la volontà degli amministratori di contrastare questo tipo di fenomeni. La risposta fornita in questa occasione è stata simbolicamente la nomina di Antonio Tessitore ad assessore esterno alla Sicurezza, con la delega alla promozione e costituzione di una associazione antiracket sul territorio di Villa Literno.
L’impegno contro la criminalità organizzata è continuata con una importante manifestazione organizzata a Villa Literno, nel novembre del 2008, “Contro la camorra e le mafie. La legalità per lo sviluppo sociale, economico e civile” cui hanno partecipato, tra l’altro, Don Luigi Ciotti, Presidente dell’Associazione “Libera”, Raffaele Cantone, magistrato, e Guglielmo Epifani, segretario generale della CGIL.
Ancora, nel mese di marzo 2009, inoltre, in occasione del 15esimo anniversario dell’assassino di don Peppino Diana, Villa Literno ha aderito alla giornata contro le mafie promossa dalla associazione “Libera” ed ha firmato, con gli altri sindaci dell’agro aversano un “Protocollo per la legalità”.
Il Sindaco Enrico Fabozzi si è anche fatto promotore della costituzione di una stazione unica appaltante con la presenza di componenti della magistratura e delle forze dell’ordine per monitorare e vigilare sulle gare d’appalto che possono essere oggetto delle attenzioni dei clan camorristici