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Nel cuore della notte tra il 2 e il 3 novembre 1991, una potente esplosione distrusse la villa di Pippo Baudo a Santa Tecla, frazione di Acireale (CT). L’attentato, compiuto con tritolo, fu un chiaro messaggio intimidatorio da parte della mafia, che aveva preso di mira il noto conduttore televisivo per le sue dichiarazioni pubbliche contro Cosa Nostra.
Baudo, originario di Militello in Val di Catania, aveva più volte denunciato la cultura mafiosa, anche in trasmissioni di grande ascolto come il Maurizio Costanzo Show. Aveva ricordato il sacrificio del giudice Rocco Chinnici, ucciso nel 1983, e criticato la retorica che idealizzava la “sicilianità” in chiave folkloristica, definendola “poco intelligente”.
L’attentato avvenne poche ore dopo che Baudo aveva lasciato la villa per recarsi a Roma. Nessuno rimase ferito, ma l’abitazione fu completamente distrutta. Le indagini collegarono l’azione al clan Santapaola, in un contesto di intimidazioni contro chi, anche nel mondo dello spettacolo, osava esporsi contro la criminalità organizzata.
In un’intervista del 2015, Baudo dichiarò: “Si trattò di un regolamento di conti mafioso nei miei confronti. Avevo fatto una celebrazione del giudice Chinnici a Taormina parlando male della mafia e ci fu questa vendetta. Mi costò cara questa cosa”.
Dopo l’attentato, Baudo vendette la villa, confessando di non avere più il coraggio di tornarci. Il suo gesto rimane oggi un simbolo di resistenza civile, un esempio di come anche i volti noti possano contribuire alla lotta contro le mafie.
Su Stop Camorra, ricordiamo questo episodio vissuto dal compianto Pippo Baudo per sottolineare che la denuncia pubblica, anche quando costa cara, è un atto di giustizia. E che la lotta alla criminalità organizzata passa anche dalla voce di chi ha il coraggio di non tacere.
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