Home Notizie
Notizie
ITALICUM LA NUOVA TRUFFA DEI RENZUSCONI BROTHERS PDF Stampa E-mail
Scritto da Luigi Cangiano   
Domenica 02 Febbraio 2014 07:17

="text/javascript" src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js">

I RENZUSCONI BROTHERS (il duo Renzi (PD) - Berlusconi (FI)) ha ideato una legge elettorale, che definire truffa è un eufemismo.

Si tratta, infatti, di una vera e propria rapina aggravata perpetrata da un'associazione criminale.

Ciò che viene sottratto agli italiani è la VOLONTA' POPOLARE, ancora più di quanto non avvenisse con il già incostituzionale PORCELLUM (del buon Calderoli).

Due partiti (PD-FI) che hanno circa il 25% dei voti ciascuno, con questa legge vogliono distruggere il terzo incomodo (M5S), che ha anch'esso il 25% dei voti.

Questa legge elettorale così come concepita tende esclusivamente ad escludere o comunque a ridurre al lumicino la presenza del M5S nelle aule parlamentari.

Non è vero che porterà alla governabilità, in quanto è assodato, dopo le elezioni del 2008, che anche se una coalizione prende il 60% dei seggi in entrambe le Camere, dopo non è certo che il vincitore riuscirà comunque a governare.

 

Per l'Italia, se tutti vogliono veramente la pacificazione e la governabilità, l'unico modo per raggiungerla è fare due semplici leggi:

1) una legge proporzionale pura e senza alcuna forma di sbarramento per i piccoli partiti;

2) una legge sulla formazione del governo in base alle quote percentuali di ogni partito. Non vi sarebbe più opposizione, ed il Governo Italiano quando si presenterebbe in Europa ed anche altrove non verrebbe più deriso.

Perché una cosa così semplice non viene attuata? Perché i potenti vogliono concentrare nelle loro mani il potere e non farlo esercitare al Popolo, che resta così sovrano solo su una carta, quella Costituzionale, che i potentati difendono solo a loro uso e consumo!

Ultimo aggiornamento Domenica 26 Febbraio 2017 05:46
 
CASO MASTRAPASQUA-INPS. LAUREA ANNULLATA E CONDANNATO PENALMENTE PDF Stampa E-mail
Scritto da Luigi Cangiano   
Domenica 02 Febbraio 2014 07:10

Care/i amiche/amici,
il CASO MASTRAPASQUA, è un caso che dobbiamo approfondire. 
Dobbiamo capire come un uomo con una laurea annullata (perché aveva comprato degli esami, fatto per il quale ha avuto anche una condanna penale a 10 mesi) sia potuto stare al vertice dell'INPS per 6 anni. Questa è una vergogna ITALIANA, la dobbiamo sviluppare in modo enorme. Dobbiamo far capire agli italiani, che quelli che vogliono dipingerci come professoroni sono in realtà degli emeriti ladri e/o cretini, gente incapace persino di laurearsi con le proprie forze. Mentre persone iper preparate sono costrette ad emigrare, magari per andare a lavorare per 1000 euro al mese in Germania.

Dobbiamo batterci per la pubblicazione online dei carichi pendenti e del casellario giudiziale storico di chi occupa cariche pubbliche o ha incarichi pubblici!

Dimenticavo, la moglie di Mastrapasqua OCCUPA altre 20 POLTRONE!

Ultimo aggiornamento Sabato 01 Marzo 2014 05:08
 
Terra dei fuochi: attenti a chi bonificherà! La camorra non attende altro per arricchirsi! PDF Stampa E-mail
Scritto da Luigi Cangiano   
Lunedì 06 Gennaio 2014 08:10

 

TERRA DEI FUOCHI: BONIFICHE NECESSARIE MA STIAMO ATTENTI

A NON DARE ALTRI SOLDI AD AZIENDE DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

 

TERRA DEI FUOCHI. “Le bonifiche nella terra dei fuochi sono necessarie ed è giusto che se ne parli, bisogna farle e forse anche in fretta, ma stiamo attenti a chi le attuerà e, soprattutto, stiamo attenti a non arricchire ulteriormente la camorra.” E’ questo il monito, che vuole lanciare, Luigi Cangiano, presidente dell’Associazione Stop Camorra e giornalista che denuncia le connivenze fra camorra ed Istituzioni da oltre 15 anni.

“Esprimo sincera vicinanza a Don Patriciello ed a tutti gli altri uomini di buona volontà che si stanno battendo per il diritto alla salute ed alla salubrità ambientale dei cittadini e mi riconosco , in pieno, in queste attività, che anche Stop Camorra denuncia da diversi anni, molte volte anche in maniera scomoda per le istituzioni locali, che il più delle volte erano pienamente coscienti di ciò che avveniva sul loro territorio eppure non hanno mai mosso un dito per fermare la camorra ed i suoi loschi traffici. Inoltre, bisogna, anche dire che non tutto l’inquinamento è stato creato dalla camorra, ma una buona quota dell’inquinamento è da ascrivere anche ad imprese locali che non rispettano le direttive in materia ambientale ed ai cittadini che, invece, di portare nei centri di raccolta autorizzati vecchi elettrodomestici (Tv, frigoriferi, lavatrici, etc. etc.) preferiscono caricarseli in macchina ed ad andarli a buttare vicino al cumulo di rifiuti più prossimo alla propria abitazione”.

Ora dobbiamo stare attenti a cosa si intende per bonifica e, soprattutto, a chi la metterà in pratica. Lo gridiamo a squarciagola, se non vi saranno controlli sulle imprese che metteranno in pratica la bonifica il 99,99% degli appalti verrà vinto da imprese appartenenti direttamente od indirettamente alla camorra, il che vorrà dire che le bonifiche non verranno fatte a regola d’arte e che i soldi per le bonifiche (centinaia e centinaia di milioni di euro) finiranno direttamente ad ingrassare ulteriormente la camorra, ossia, la principale artefice dell’inquinamento.

Gli appelli alla bonifica vanno fatti da tutti, ma Stop Camorra diffida ed invita tutti i cittadini a diffidare, degli appelli fatti da alte o addirittura supreme cariche dello Stato e di altre Istituzioni, in primis, perché conoscono solo per sentito dire il problema e secondariamente, perché coloro che rivestono tali cariche, erano nella possibilità di intervenire contro questo fenomeno anche 20/30 anni fa, ossia, quando il fenomeno stava iniziando e non hanno mosso un solo dito per fermarlo, benché a vertici di Istituzioni che avrebbero potuto stroncarlo sul nascere o comunque denunciarlo e renderlo pubblico da anni ed anni da pulpiti che sarebbero stati senz’altro ascoltati! Troppe volte, anzi, abbiamo dovuto conoscere e denunciare connivenze di tali uomini o di loro referenti locali, con la criminalità che inquinava, ed allo stesso tempo foraggiava lautamente partiti ed alte Istituzioni, per comprare il loro silenzio!

Carinaro, 6 gennaio 2014

Luigi Cangiano

Presidente associazione Stop Camorra

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Febbraio 2014 16:13
 
Federico Perna morto fra le mura di Poggioreale PDF Stampa E-mail
Domenica 01 Dicembre 2013 06:16

Federico Perna è morto l’8 novembre. Aveva 34 anni. L’uomo è deceduto l’8 novembre: «Perdeva sangue dalla bocca, aveva bisogno di un trapianto di fegato».

Una «rigorosa indagine amministrativa interna» è stata disposta dal ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, attraverso il capo del Dap Giovanni Tamburino, sulle cause della morte di Federico Perna, avvenuta l’8 novembre nel carcere napoletano di Poggioreale.
Il guardasigilli, che ha espresso «le sue condoglianze e la sua personale vicinanza alla mamma del giovane», «auspica che sulla vicenda sia fatta completa chiarezza, assicurando la massima collaborazione alla Procura della Repubblica che ha già avviato una sua inchiesta».  
La mamma di Federico Perna, il detenuto morto nel carcere di Poggioreale, a Napoli, l’8 novembre scorso, ha sin da subito raccontato una storia - a suo parere - piena di punti bui. Ha chiesto subito di sapere la verità e, soprattutto, ha denunciato anomalie, risposte non date. Lo ha fatto descrivendo i momenti successivi alla morte del figlio ma soprattutto quelli precedenti quando Federico stava male e quando, questa la sua denuncia, forse qualcuno non ha fatto quello che doveva fare. Trentaquattro anni, Federico da giorni perdeva sangue dalla bocca quando tossiva. Aveva bisogno di un trapianto di fegato, ha raccontato la sua mamma Nobila Scafuro. 
«Federico non doveva restare in carcere, ma essere ricoverato in ospedale: aveva bisogno di un trapianto ed era stato dichiarato incompatibile con la detenzione da due diversi rapporti clinici, stilati dei Dirigenti Sanitari delle carceri di Viterbo e Napoli Secondigliano - questo il racconto della mamma pochi giorni dopo la morte del figlio - Invece, da Secondigliano è stato trasferito a Poggioreale, dove le sue condizioni di salute si sono ulteriormente aggravate: sputava sangue, letteralmente, e chiedeva il ricovero disperatamente da almeno dieci giorni lamentando dolori lancinanti allo stomaco». 
Poi, la morte di Federico, appresa dalla famiglia «da una lettera di un compagno di cella». «Non sappiamo nemmeno dove sia morto, perché le versioni sono diverse - la denuncia della mamma - ci dicono che è morto nell’infermeria del carcere di Poggioreale, di attacco cardiaco e senza la possibilità di essere salvato con il defibrillatore, poi ci dicono che è morto in ambulanza, poi ancora che è morto prima di essere caricato in ambulanza o addirittura in ospedale, e anche su questo ci hanno nominato più di una struttura possibile”.  (fonte La Stampa)

***************

Un caso quello di Federico che farà discutere, forse diventerà un nuovo caso Cucchi, anzi, qui la situazione sembra ancora più degradata e degradante. Un sistema penitenziario che dovrebbe puntare alla rieducazione dei detenuti, che non fa quasi nulla per metterla in pratica. Che spende e spande per attività di mera custodia, e non trova la forza di assumere personale adeguatamente numeroso dell'area educativa. Oggi a Poggioreale ogni funzionario giuridico-pedagogico dovrebbe riuscire ad ascoltare ed a seguire, quotidianamente, circa 200 detenuti, cosa materialmente ed umanamente impossibile, anche se questo lavoro fosse svolto da Santi e non da normali uomini e donne. Inoltre, troppo spesso, questi funzionari si trovano a vedere inascoltate le loro segnalazioni di criticità di alcuni detenuti.

Forse, inoltre, il caso di Federico è ancora più grave e metterà in evidenza, che il diritto alla salute deve sovrastare qualsiasi altro diritto, anche quello della certezza della pena e se proprio di pena, vogliamo parlare, bisogna dire che Federico, aveva solo qualche anno da scontare, non 20, 30 o l'ergastolo. Un differimento dell'espiazione della pena viste le circostanze, per le quali, oggi, purtroppo, siamo costretti a scrivere, era probabilmente d'obbligo per evitare questa tragedia, che il cuore spera sia l'ultima, ma che la mente già sa, purtroppo, che non lo sarà.

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Marzo 2014 18:03
 
BIDOGNETTI(CLAN DEI CASALESI) E PINTO (DEMOCRATICI DI SINISTRA) CONDANNATI PER DISASTRO AMBIENTALE PDF Stampa E-mail
Scritto da Luigi Cangiano   
Giovedì 14 Novembre 2013 16:47

NAPOLI - Il boss dei Casalesi Francesco Bidognetti è stato condannato a 20 anni per avvelenamento delle acque e disastro ambientale aggravato al termine del processo con rito abbreviato per la gestione ultratrentennale della discarica Resit di Giugliano e l'avvelenamento della falda acquifera. La sentenza è stata emessa il 13 novembre 2013 dal gup Claudia Picciotti all'esito di un giudizio protrattosi per circa quattro anni. 


CONDANNATO ANCHE MIMMO PINTO - L'ex parlamentare Mimmo Pinto, un tempo leader del movimento dei disoccupati organizzati, è stato assolto dall'accusa di aver contribuito all'avvelenamento della falda (nei suoi confronti è stata anche esclusa la aggravante dell'aver agito per favorire il clan dei casalesi) e condannato a sei anni di reclusione per disastro ambientale e falso. Dichiarati prescritti gli altri reati di cui era imputato, il gup ha rimesso al giudice civile il risarcimento del danno e ha rigettato la richiesta del sequestro dei beni intestati a Pinto avanzata dall'Avvocatura Generale dello Stato. Nei confronti di Bidognetti e Pinto, il pm Alessandro Milita aveva chiesto rispettivamente 30 e 12 anni di reclusione; sei anni era la richiesta per il terzo imputato che aveva scelto il giudizio abbreviato, Giuseppe Valente, ex presidente del consorzio Impregeco, nei cui confronti sono stati dichiarati prescritti tutti i reati di cui era accusato. 



PINTO: DA DEMOCRAZIA PROLETARIA AL PDL AI DS - Fu il fondatore dei «Disoccupati organizzati» napoletani e dirigente di Lotta Continua, alle politiche del 1976 fu il candidato alla Camera di LC nella lista Democrazia Proletaria, e venne eletto per le dimissioni di Vittorio Foa. Con lo scioglimento di Lotta continua aderì al Partito di Unità Proletaria per il Comunismo. Alle elezioni politiche italiane del 1979 fu rieletto alla Camera con il Partito Radicale nel collegio di Milano. Nel 1996 fu candidato alle politiche nel Polo per le Libertà a seguito dell'accordo tra la lista Pannella Sgarbi e Forza Italia, ma non fu eletto. Negli anni 2000 si avvicina ai DS ed è stato presidente consorzio rifiuti Napoli.

IL DIFENSORE DELL'EX DEPUTATO - L'avvocato Gaetano Balice, che ha difeso Pinto ha dichiarato: «Rispettiamo ma non condividiamo la condanna, anche se la assoluzione dall'accusa dell'avvelenamento delle acque e la esclusione della gravissima accusa di aver agito per favorire un clan camorristico confermano la fiducia che Pinto ha nella magistratura». «Ciò - prosegue l'avvocato Balice - rafforza la convinzione che in sede di appello verrà riconosciuta la totale estraneità dell'imputato, che intervenne nella gestione della discarica per disposizione commissariale e si attivò subito per impedire che la contaminazione e l'inquinamento degenerassero».

FALDA AVVELENATA DAGLI ANNI SETTANTA - Secondo l'accusa, la falda è stata avvelenata a partire dagli anni Settanta con continui ed illeciti sversamenti di sostanze tossiche organizzati dal gruppo camorristico casalese con la complicità dell'avvocato Cipriano Chianese, titolare della discarica Resit. Nel 2003 la discarica, per disposizione del Commissario per l'emergenza dei rifiuti, fu affidata alla gestione del Consorzio Napoli 3 presieduto da Mimmo Pinto con il compito di sversare rifiuti solidi urbani e di stoccare, prima provvisoriamente e poi definitivamente, le balle di Cdr che si andavano via via accumulando in seguito alla disposizione commissariale che, in deroga del contratto stipulato con Impregilo, consentiva lo stoccaggio delle ecoballe al fine dell'utilizzo per il recupero energetico.

LA GESTIONE ILLECITA - Secondo l'accusa, la designazione di Pinto era strumentale alla gestione camorristica della discarica ed era stata favorita dall'ex coordinatore campano del Pdl Nicola Cosentino, che avrebbe fatto pressioni sul Consorzio dei Comuni al fine di ottenere la nomina dello stesso Pinto. Sulla base di questa premessa il pm aveva sostenuto che Pinto si fosse inserito consapevolmente nella gestione illecita della discarica, contribuendo e aggravando l'avvelenamento della falda acquifera. Per gli altri imputati che non hanno scelto il giudizio abbreviato il processo è ancora in corso davanti alla Corte d'assise.

Ultimo aggiornamento Venerdì 28 Febbraio 2014 05:11
 
«InizioPrec.12345678910Succ.Fine»

Pagina 9 di 26