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SOS INTRECCIO POLITICA/CAMORRA. POCHISSIMI IN QUESTA TERRA POSSONO DIRSI ONESTI! PDF Stampa E-mail
Scritto da Luigi Cangiano   
Mercoledì 27 Aprile 2016 18:04

LETTERA APERTA INDIRIZZATA A:
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
PRESIDENTE SENATO DELLA REPUBBLICA
PRESIDENTE CAMERA DEI DEPUTATI
PRESIDENTE REGIONE CAMPANIA
PREFETTO DI NAPOLI
PREFETTO DI CASERTA

SOS INTRECCIO POLITICA/CAMORRA IN CAMPANIA

Il problema della connivenza politico camorristica in Campania è vecchio quanto l’Unità d’Italia e che la camorra abbia messo le proprie mani anche su uno dei palazzi simbolo della fondazione dell’Unità è la logica conseguenza.
Io che vivo in questa terra da quando sono nato e che denuncio questo fenomeno da quando ho raggiunto l’età della ragione, non mi scandalizzo come fanno Stella e Rizzo.
Io non sono come Saviano, che oramai racconta, esclusivamente dietro lautissimo compenso, i fatti di queste terre standosene comodamente seduto a New York o a Stoccolma, questi fatti li conosco e li vivo quotidianamente.
Il PD è marcio al midollo ed è nato da partiti altrettanto marci completamente.
I politici di Santa Maria Capua Vetere già ai tempi della prima tangentopoli furono letteralmente decimati dalla magistratura che muoveva i primi passi nella lotta alla camorra e alla politica corrotta, parliamo di operazioni precedenti a Spartacus 1, misconosciute dalla gran parte del giornalisti e degli scrittori di punta, ma conosciute da chi degli stravizi delle nostre terre ha sempre scritto e li ha vissuti sulla propria pelle.
La Terra di Lavoro è, ne sono convinto, letteralmente la più corrotta terra del suolo italico. Non è un problema solo di clan dei Casalesi, cui riduttivamente Saviano ha addossato tutti i mali di questa terra.
In provincia di Caserta ogni politico con i voti è corrotto, perché ogni voto si compra e si vende con la massima disinvoltura, libertà ed impunità. Le inchieste della magistratura quando arrivano, riescono a colpire solo uno su cento dei politici corrotti.
Occorrerebbe una spianata di tutte le cariche pubbliche e vietare a chi abbia un grado di parentela/affinità fino al 6° grado con politici che hanno ricoperto qualsiasi genere di carica pubblica negli ultimi 50 anni di candidarsi.
Dagli anni ’70 in poi ogni commercio rilevante (grande distribuzione, commerci all’ingrosso di generi primari e non, industrie e pseudo tali, sfruttamento di cave, movimento terra, distribuzione di carburanti, pompe funebri, etc. etc. etc.) è nelle mani di imprenditori che se non sono direttamente camorristi, hanno comunque la colpa di essere scesi a patti con la camorra e quindi hanno ingrassato la stessa e finanziato con i soldi del racket il traffico di droga, di rifiuti e di esseri umani.
Tutto ciò è stato fatto alla luce del sole con la connivenza dalla politica e contando anche sulla assai tiepida battaglia della magistratura a tutto questo lampante stato di fatto.
Troppe parentele legano tutti quelli che contano in provincia di Caserta a doppio filo e quando le cose sono messe in questo modo clanico/familiare è difficile per chiunque fare vera battaglia.
Persino il M5S in Campania ha la testa che puzza come un pesce marcio, oramai e chiaro e lampante a tutti che chi controlla 300/400 account fa il bello e il cattivo tempo nel movimento, così tutti coloro che riescono a prendere una candidatura sono figli di Roberto Fico e Luigi Di Maio e quindi solo a questi rispondono e non certo al vero popolo del M5S che in Campania è quotidianamente truffato da due personaggiucoli in cerca di potere indefinito.
Il popolo degli onesti in Campania, ho ragione di dire, che probabilmente non esiste, chiunque urla e sbraita lo fa unicamente per un proprio tornaconto personale e non certo per il bene della Comunità.
Il popolo degli onesti per esistere ha bisogno di autodirsi basta! Basta chiedere piaceri e favori anche per andare “in bagno”! Perché questo è letteralmente il modo di vivere nella mia terra!
Un posto dove per andare in Ospedale chiedi prima alla persona che conta se, quando e dove devi andare ed in che modo ti devi far ricoverare, un posto dove quando vai a fare un concorso pubblico vai prima a fare il giro di tutti i politici della provincia per farti raccomandare, un posto dove prima di aprire una fabbrica vedi se puoi rubare denari pubblici con il beneplacito di qualche politico al quale dare una percentuale delle sovvenzioni pubbliche e con la benedizione della camorra che avrà un altro pizzo da gestire, potrei continuare all’infinito questo elenco che rende la mia terra un posto dove gli onesti si contano sulle dita di pochissime mani.
Quando questo elenco non esisterà più, se mai un giorno ciò accadrà, il popolo degli onesti potrà dire agli altri basta! Potrà dire basta camorra, basta politica corrotta, basta forze dell’ordine e magistratura assenti o poco incisive.
Colpire nel mucchio ora un politico di destra, ora uno di sinistra, domani uno del M5S non serve a nulla! O si abbatte il mostro per completo, o si spiana con un bulldozer tutto il marcio o mai nulla cambierà, perché arrestata una mela marcia il giorno dopo ci sarà immediatamente il suo più stretto accolito a sostituirla.
Meditate campani, medidate cittadini della provincia di Caserta, decidete se volete essere degni della parola cittadino o continuare come oggi siete ad essere dei meri sudditi agli ordini del padrone più forte.
Dott. Luigi Cangiano
Funzionario pubblico

Ultimo aggiornamento Mercoledì 27 Aprile 2016 18:10
 
San Gennà statt accuort! PDF Stampa E-mail
Venerdì 04 Marzo 2016 04:58

 

SAN GENNA' STATT ACCUORT!
LA LONGA MANUS DEL CARDINALE SEPE SUL TESORO DI SAN GENNARO! Una città come Napoli e un Santo come San Gennaro non meritano una gestione da sagra paesana, facciamo in modo che ciò non accada mai!
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La Deputazione affila le armi contro il decreto del ministero dell'Interno, firmato da Angelino Alfano, e contro il cardinale Crescenzio Sepe che - parola di deputato - da anni tenterebbe di «mettere le mani sul santo». Dopo cinque secoli di onorato servizio per nome e per conto del patrono, gli stessi deputati si dichiarano pronti a dare battaglia, fuori e dentro le aule di tribunale, per difendere il carattere laico di una istituzione, la loro, che ha attraversato calamità, guerre e rivoluzioni, senza mai tradire quel mandato firmato nel 1527, quando si stabilì che, in cambio della costruzione della Cappella, San Gennaro avrebbe sempre protetto la città di Napoli. Riccardo Imperiali di Francavilla, sangue blu nelle vene, delegato per gli affari legali della Deputazione, va giù duro: parla di soldi e potere, ambizioni e alti prelati, incontri, scontri, liti e tensioni. Per una sola ragione: «Il possesso e la gestione delle ampolle del sangue, della Cappella e del Tesoro».

Imperiali, che cosa sta succedendo?
«Niente di particolare».
Niente? È scoppiato il finimondo.
«Solo l'ennesimo tentativo del cardinale di impossessarsi della Deputazione e delle reliquie di San Gennaro».
Che cosa c'entra Crescenzio Sepe con la decisione del ministro di assimilarvi a una Fabbriceria con tutte le conseguenze che comporta?
«C'entra eccome. Quel decreto non è certo caduto dal cielo. Così, all'improvviso, Alfano decide di attuare una norma che sta lì dal 1985, per cortesia... La verità è che il ministro è stato tirato per la giacchetta».Da chi?«Dal cardinale, da chi secondo voi?»
Per la verità Sepe ha fatto sapere di non aver ricevuto alcuna notifica del decreto. Insomma, delle decisioni di Alfano dice di non saperne nulla.
«Non aspettava altro».
Questo lo dice lei. In ogni caso uno statuto che risale al 1894 - a prescindere da Alfano - forse andava anche cambiato. O no?
«Certo. Infatti sono cinque anni che ci stiamo provando ascoltando e assecondando i desideri dell'arcivescovo ma invano: Sepe ha sempre ignorato i nostri documenti. Eppure in commissione c'erano pure i suoi rappresentanti».
A chi si riferisce?
«Nel primo gruppo di lavoro, che risale al 2011, per conto della Curia c'era monsignor Vincenzo De Gregorio, il professor Mario Rusciano, la professoressa Flavia Petroncelli, il professor Antonio Guarino. Nel 2012 invece monsignor Napolitano, attuale presidente del tribunale ecclesiastico. Incontri e riunioni che si svolgevano sempre alla presenza del prefetto».
Possibile che non siete mai riusciti a trovare un accordo?
«Ma quale accordo? Non siamo mai riusciti neanche ad avere una risposta dal cardinale. Eppure nell'ultima bozza il suo nome compariva ben cinque volte a dimostrazione che la Deputazione era ben propensa a prendere in considerazione i mutati rapporti in oltre cent'anni. Ma la ragione c'è, naturalmente».
Qual è?
«L'interesse di Sepe non è mai stato quello di aggiornare uno statuto troppo vecchio. L'obiettivo al quale lavora da anni è piazzare quattro persone di sua fiducia nella Deputazione. L'unico modo per esercitare davvero il potere e mettere le mani sulle ampolle».
Sulle ampolle?
«Le reliquie fanno gola, il sangue lo custodiamo noi e apriamo la cassaforte solo in occasione del miracolo. Se la Curia facesse parte della Deputazione potrebbe gestirlo con più disinvoltura. Una delle ragioni per cui Sepe prova regolarmente a delegittimarci come se fossimo una specie di corte dei miracoli».
Addirittura?
«Pensava di poter trattare la Deputazione come una parrocchia di paese, in realtà aveva preso sotto gamba il problema San Gennaro. Credo che invece abbia finalmente capito con chi ha a che fare. Anzi, colgo l'occasione per ribadirgli che non abbiamo la natura giuridica di una Fabbriceria, la nostra è di carattere laico, e quel decreto firmato da Alfano non ci riguarda».
E se invece la Deputazione venisse omologata a Fabbriceria?
«Crescenzio Sepe l'avrebbe vinta. Perché, presumibilmente, dovrebbe essere composta da otto membri laici e quattro di nomina ecclesiastica. Ma tutto questo si deciderà nelle sedi giuste. Un vero peccato finire in tribunale quando siamo sempre stati disponibili a trovare un accordo pronti ad assecondare Sepe su tutto».Su tutto?«Tranne che su un punto».
Quale?
«La nomina dei deputati. Quella spetta a noi e a nessun altro».
(la sola intervista è tratta a Il Mattino)

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 04 Marzo 2016 05:09
 
Poggioreale: un inedito Saviano "buonista" parla di dignità dei detenuti. Ma con quale coraggio? PDF Stampa E-mail
Lunedì 16 Novembre 2015 06:06

 

 

 

Poggioreale: la faccia tosta di Roberto Saviano sulla dignità dei detenuti.

Una vera e propria conversione “buonista” sulla via di Damasco

Leggere Saviano, l’accusatore di tutto e di tutti, di dignità dei detenuti è cosa veramente strana.

Lui che qualche anno fa avrebbe molto volentieri fatto a meno del diritto alla difesa degli imputati, oggi parla di dignità delle persone dietro le sbarre? Con quale faccia, con quale coraggio?

E’ veramente un discorso fuori dal suo registro quello che Roberto Saviano ha fatto il 15 novembre 2015 dalle colonne de “La Repubblica” trovandosi a commentare delle immagini del fotoreporter Bispuri sul carcere di Poggioreale.

Le poche annotazioni che Saviano ha fatto a queste immagini, che tanto per dirlo per inciso non rappresentano in alcun modo la reale realtà di Poggioreale, ma solo un’artefatta realtà del più grande istituto di pena italiano, che troppo spesso si trova al centro di problematiche inchieste giornalistiche dovute soprattutto all’endemico sovraffollamento da cui è afflitto a causa di un sistema penale che sembra divertirsi a mandare in carcere troppi “delinquenti” da quattro soldi di cui Napoli ed il suo hinterland è altrettanto sovrappopolata.

Sono artefatte le foto di Bispuri ed ancora più oscenamente buonista è il discorso fatto da Saviano. E’ osceno Saviano in questo suo articolo, non per quello che dice, ma perché è contraddittorio con se stesso e con ciò che egli rappresenta oramai nell’immaginario collettivo.

Saviano in questo suo articolo dice bene delle cose ma non ha alcuna credibilità per dirle. Un uomo come lui che ha sempre e solo ascoltato la campana della pubblica accusa, ora parla di dignità dei detenuti? Ma a cosa è dovuto questo voltafaccia a se stesso?

Poggioreale ha mille e mille problemi, mille e mille brutture e distorsioni da cancellare e da correggere ma certamente non sono quelle trattate dalle immagini di Bispuri e non sono neppure quelle raccontate dall’alter ego di Saviano che in questo 15 novembre 2015 è saltato fuori dal cilindro de “La Repubblica”.

Poggioreale è un Istituto datato, ma non basta tirar giù qualche parete, ritinteggiare, piastrellare e mettere qualche nuovo wc al posto di una turca per pensare di aver risolto i problemi e di aver restituito la dignità alle persone che in quelle mura trascorrono il loro tempo.

La dignità è altro! Potrebbe essere indegna anche una cella identica alla migliore suite del Grand Hotel Vesuvio che utilizzò Bill Clinton durante il G7 di Napoli, se il contorno resta identico, se in quella cella continui a starci 22, 20 o anche 18 ore al giorno, se non puoi svolgere nessuna attività ricreativa o sportiva se non con cadenza sporadica, se non puoi socializzare, se non vieni rieducato al rientro in società, se lo Stato che ti punisce non è in grado di garantirti un sostegno nel momento in cui rientri in libertà, più povero di prima e purtroppo troppe volte anche più incattivito di prima, perché chi avrebbe dovuto provvedere alla tua rieducazione magari era completamente privo di qualsiasi volontà e capacità di svolgere questo ruolo fondamentale per la società esterna.

La dignità è altro caro Roberto Saviano ed è un concetto troppo troppo grande per essere compreso da chi scrive tanto per scrivere, tanto per guadagnarsi il gettone di presenza, senza conoscere in fondo il problema, senza aver mai visto in faccia e parlato con un detenuto magari stringendogli la mano per far sentire di essere li per lui e con lui.

La dignità è un concetto che è nella mente ma non è della mente e come l’Essere di Antonio Rosmini.

Ridurlo a quattro mura con un po’ di vernice fresca, a servizi igienici più decorosi, a cucinini più sistemati è vergognosamente materialista, ma di quel materialismo spicciolo da borgata di periferia, enunciato da chi non sa e non vede, ma finge di sapere e di vedere. E’ come togliere bassolinianamente il parcheggio da Piazza Plebiscito: pura e semplice operazione di facciata.

Come ho scritto solo due mesi fa in “Il peso della fiducia – umanizzazione, dignità, empatia – termini e agiti del trattamento penitenziario” La società esterna deve comprendere, che Poggioreale non può continuare ad essere la sua dimenticata discarica sociale, dove stipare ogni male e ogni problema, anzi deve diventare un luogo da cui far partire il riscatto di questa martoriata città, troppo spesso costretta ad arrossarsi del sangue versato inutilmente dai suoi figli”.

Vedi Roberto ciò che tu oggi dici, superficialmente, in un articolo di commento a foto che fanno dell’artefatto la loro ragion d’essere e che per tale motivo rappresentano anch’esse un falso documento, c’è chi lo dice a ragione veduta perché in quel carcere ci lavora, ci vive e combatte per cambiare sul serio le cose, assumendosene tutti i rischi. Perché quando tu vuoi cambiare e tutti gli altri, invece, vogliono restare fermi alle loro posizioni, di rischi ne corri e non pochi.

Nel mio breve saggio ho dato degli input, che non posso fare a meno di notare che sono stati tutti dal tuo alter ego buonista utilizzati.

Insomma anche il tuo alter ego copia e incolla così come è stato recentemente dimostrato che fai tu.

Poggioreale pur nelle sue brutture estetiche e dimensionali ha un cuore, un cuore grande composto dai tanti e tanti operatori e da tanti e tanti detenuti che lavorano tutti i giorni fianco a fianco.

Risolvere tanti problemi è possibile, anche una società con davvero poco carcere sarebbe possibile, ma non in un ottica di depenalizzazione indiscriminata, ma in un ottica di decarcerazione produttiva di miglioramenti sia per la società esterna e sia per i detenuti, molti dei quali, coinvolti in fatti di reato di non grave allarme sociale, potrebbero svolgere attività socialmente utili. Salvare un giardino pubblico dall’incuria, tappare buche nel manto stradale, persino vigilare sul proprio quartiere in stretta collaborazione con le forze dell’ordine potrebbe essere molto più utile per la società e più rieducativo per i detenuti coinvolti in tali prospettate attività.

Durante l’EXPO di Milano molti detenuti sono stati impiegati nello staff dell’esposizione, hanno lavorato la dentro, hanno svolto un ottimo lavoro e sono certamente orgogliosi di quello che hanno fatto.

Conosco perché ci lavoro i detenuti del Reparto Italia, forse uno con le stanze di pernottamento più vecchie a livello estetico, ma dotato di un vera e grande sala di socialità e di una scuola molto più accogliente delle altre che si trovano a Poggioreale e tra l’altro gestita da una delle insegnanti più emotivamente impegnata nel lavoro che svolge pur tra mille difficoltà. Il reparto Italia da certamente più possibilità ai detenuti, in quanto in tale reparto i detenuti lavorano e quindi in quelle stanze ci stanno poche ore al giorno giusto per dormire e per mangiare, tutto il resto della giornata lo passano fuori. Ci sono idraulici, elettricisti, falegnami, muratori tutte persone che anche fuori con il loro lavoro potrebbero vivere tranquillamente, se magari avessero avuto la fortuna di non nascere a Gomorra la città descritta dal Saviano del male, quello che la dignità l’ha tolta e continua a toglierla tutti i giorni a Napoli ed alla Campania intera.

 

 

Ultimo aggiornamento Domenica 26 Febbraio 2017 05:45
 
Il Questore Marino dovrebbe denunciare Saviano. Un bacio a Nicola Barbato PDF Stampa E-mail
Scritto da Luigi Cangiano   
Domenica 27 Settembre 2015 04:10

Perché il Questore di Napoli dovrebbe denunciare Saviano quantomeno per diffamazione

Il 22 settembre 2015 Roberto Saviano sul suo sito ha scritto:

“ A Giugliano i passanti difendono la baby gang, e la realtà finisce in prima pagina

Due giorni fa a Giugliano un gruppo di ragazzini viene fermato da agenti della polizia municipale fra via Roma e Corso Campano, nell’area ztl. I vigili vogliono fare dei controlli, ma i ragazzini si ribellano e aggrediscono gli agenti. Partono insulti, la pattuglia è accerchiata e aggredita. Una vigilessa finisce in ospedale.

Dalla parte della polizia municipale non c’è nessuno. Al contrario: i passanti che assistono alla scena ostacolano gli agenti per facilitare la fuga dei ragazzini.

Non è una ricostruzione cinematografica tratta da “Gomorra”, questi sono fatti, realtà. Gli stessi fatti che il sindaco di Giugliano vorrebbe nascondere sotto il tappeto negando l’autorizzazione alle riprese nel suo paese di "Gomorra 2 – La serie", nel timore dell’immagine negativa che potrebbe diffondersi dalla narrazione cinematografica. E invece eccola qua, l’immagine negativa, direttamente in prima pagina tra le cronache.

In questo contesto le parole del Questore di Napoli Guido Marino sono l'ennesimo invito all'omertà: "Certi programmi tv sono offensivi e per niente rappresentativi della realtà che vogliono rappresentare".

Offensivi sono i clan, offensivo è accusare opere creative, invece che la corruzione e l'inefficienza della macchina statale. “ (fonte: http://www.robertosaviano.com/a-giugliano-i-passanti-difendono-la-baby-gang-e-la-realta-finisce-in-prima-pagina/)

Tali suoi strali seguiti da milioni di acritici ed osannanti fans, sono stati lanciati contro due rappresentanti dello Stato. Il sindaco di Giugliano in Campania perché semplicemente non ha dato l’autorizzazione alle troupe di Sky ed a Saviano di venire a gettare altro fango sul già problematico centro urbano che amministra ed  il Questore di Napoli dott. Guido Marino che durante una trasmissione radiofonica di Radio 24 aveva osato dire "Certi programmi tv sono offensivi e per niente rappresentativi della realtà che vogliono rappresentare". Una semplice opinione espressa dal Questore, che condivido in pieno ed infatti sono già diversi anni che la espongo pubblicamente ovunque mi sia consentito di farlo e vi assicuro che mettere in discussione un uomo idolatrato come Saviano è molto problematico.

La libertà di manifestazione del pensiero “per quanto riguarda l’esperienza italiana si colloca quasi a metà tra le libertà individuali e le libertà collettive, nel senso che la ragione della sua tutela risiede sia nell’interesse individuale di testimoniare i propri convincimenti, sia nell’interesse generale al progresso in qualunque campo attraverso il libero confronto delle varie opinioni” (fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/liberta-di-manifestazione-del-pensiero/)

Da tale punto di vista le parole, contro cui Saviano si è scagliato con violenza inaudita, del Questore di Napoli sono davvero inappuntabili. Egli ha semplicemente espresso il suo pensiero, che ripeto è il mio, e che quindi qui cerco di spiegare in maniera compiuta.

La serie televisiva Gomorra nella sua monotona ripetitività non aggiunge nulla a ciò che tutti i cittadini della Campania conoscono benissimo perché a differenza di Saviano ci vivono ogni giorno della loro esistenza. Quello che il serial aggiunge è il carattere folkloristico/offensivo, a esclusivo fine di tornaconto economico che certamente si compie in Gomorra. La serie televisiva Gomorra non aggiunge nulla neppure dal punto di vista intellettuale, infatti qualsiasi  dei film degli anni ’70 sceneggiato da Ciro Ippolito con Mario Merola protagonista e persino quelli di sottomarca di quegli anni, ha la medesima valenza culturaltestimoniale del serial Gomorra, anzi almeno in quei film il messaggio che passava almeno era chiaro: i camorristi sono dei pezzi di merda.

D’altra parte Saviano aveva scoperto l’acqua calda già con il libro Gomorra, ispirato/imbeccato da una certa classe politica di sinistra sulla quale oggi persino la DDA indaga, e che divenne un best seller grazie al fatto di essere pubblicato, sebbene opera prima, dalla Mondadori (controllata dalla famiglia Berlusconi) e successivamente pompato a dismisura su tutti gli organi di informazione, a partire dal TG1 di Gianni Riotta, per le del tutto presunte minacce subite dal giovane scrittore. Dico presunte perché quando si trattò di assegnare la scorta a Roberto Saviano diversi esponenti delle Forze dell’Ordine si espressero negativamente a tale assegnazione della scorta (tra questi Vittorio Pisani che ha arrestato, nella realtà e non nella fiction, il capo dei casalesi Michele Zagaria).

Il serial Gomorra è la ciliegina sulla torta che sta creando emulazione nelle giovani leve della camorra e consequenzialmente incattivisce così tanto il clima che finanche in qualche esponente delle forze dell’ordine si superano i normali limiti della lotta alla criminalità, al riguardo l’uccisione del diciassettenne Davide Bifolco è emblematica. Gomorra è ulteriore incrudelimento della realtà! Ripeto, ribadisco e sottolineo che Gomorra è così concettualmente strutturata unicamente per avere più spettatori e quindi intascare più soldi di diritti televisivi e pubblicità.

Il messaggio che Saviano lancia attraverso il suo serial è questo ed i cervelli di giovani disperati e senza alcuna cultura, perché molto spesso ancora adesso a Napoli si arriva a stento a completare la scuola dell’obbligo, lo assorbono in questa maniera insieme a qualche stupefacente ed all’alcool.

Con ciò voglio dire che il serial Gomorra, Sky e soprattutto Saviano stanno creando un mostro, un mostro che porterà tanti giovani morti ammazzati a Napoli come non si vedevano da tempo, sarà una guerra per il controllo del territorio fatta fra vecchi “boss” violenti  e sovraeccitati giovani violentissimi emuli degli squallidi personaggi caricaturali di Gomorra. Chi alla fine la spunterà lo decideranno solo le armi e la violenza.

Ecco perché, a mio avviso, il Questore di Napoli ha detto che Gomorra è offensivo. Forse avrebbe ancora meglio detto che Gomorra è una macchina della violenza, perché è questo quello che è.

Il Questore non è affatto omertoso, lui combatte la realtà e soprattutto la vive sulla sua pelle, cosa che Saviano non fa da almeno nove lunghi anni ed onestamente, visto e considerato il suo modo di scrivere “non fiction novel” inizio a chiedermi se ha veramente mai visto un morto ammazzato in strada dal vivo, se ha mai parlato con un camorrista vero a tu per tu subendo minacce e tante e tante altre cose che chi scrive ha subito senza mai lamentarsi perché sa dove vive e quello che fa.

 

Concludendo voglio lanciare un bacio al poliziotto Nicola Barbato di Gricignano d’Aversa, ferito a Fuorigrotta durante un’operazione antiracket in “borghese”, questa è Napoli! Una realtà che non ha proprio bisogno di ulteriore crudeltà.

 

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Settembre 2015 05:28
 
Il "non fiction novel" ovvero la "raffinatezza" del copia e incolla Savianeo PDF Stampa E-mail
Scritto da Luigi Cangiano   
Sabato 26 Settembre 2015 03:34

http://www.thedailybeast.com/articles/2015/09/24/mafia-author-roberto-saviano-s-plagiarism-problem.html (leggete questo articolo scritto da Michael Moynihan)

 

Il collega giornalista americano Michael Moynihan del "The Daily Beast", dopo anni che lo scrivo, ha finalmente smascherato parola per parola e fatto venir fuori a livello internazionale tutte le scopiazzature che lo scrittore Roberto Saviano pone in essere ogni volta che scrive qualcosa o per meglio dire  che con il suo metodo “non fiction novel” apologizzato su La Repubblica, copia e incolla qualcosa, aggiungendo qualche congiunzione e qualche virgola al punto giusto.

Al collega americano è stato anche da me inoltrato un invito via twitter (subito da egli accettato) a leggere tutto quanto da anni scrivo su Roberto Saviano e su alcune sue amicizie ed "eroeanze" raccontate e raccomandate in Gomorra ma assai poco raccomandabili visto e considerato che persino la DDA indaga su di esse.

Che Saviano sia ripetitivo, vecchio nelle cose che dice dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti ma, purtroppo, un'intellighenzia sempre meno tale, sempre meno colta, non trova meglio da fare che impietosirsi davanti alla storia di Roberto Saviano, starlo a sentire e dargli tristemente ragione acriticamente anche quando gli errori metodologici dello scrittore sono abnormi.

Saviano in realtà non dice sempre cose sbagliate, ma dice certamente cose già dette e ridette, scritte e riscritte, da migliaia di cronisti, centinaia di giornalisti, decine di scrittori, che hanno subito tutti almeno una volta nella vita qualche minaccia dalla camorra, magari anche più diretta del mero bossolo di pistola in busta chiusa fatto recapitare a casa di Saviano e che dal 2006 gli consente di vivere sotto scorta, a dispetto di colleghi che hanno subito minacce molto più rilevanti eppure continuano a vivere come se nulla fosse con la possibilità non recondita di fare veramente la fine del grande ed unico Cronista, con la C maiuscola, Giancarlo Siani che Saviano farebbe sempre bene a non nominare invano, visto che per lui i cronisti valgono meno di zero.

Saviano vistosi smascherato parola per parola ha detto che il suo è un nuovo metodo di scrittura la "non fiction novel" e vabbé lo credo, anzi cerco di spiegarvi ancora meglio questo metodo. Già in Gomorra il metodo è stato largamente usato e non mi riferisco allo 0,6% del libro tratto da quelli che lui definisce i giornali della "camorra", ma alle decine e decine di pagine scopiazzate dalla sentenza di primo grado del processo Spartacus il cui estensore fu il giudice Raffaele Magi. Quando dico scopiazzata voglio dire che Saviano ha proceduto a scrivere la sua "non fiction novel" in questo modo: usando il mouse seleziona la parte da lui ritenuta interessante, poi preme il tasto destro e sceglie dal menù a tendina la funzione copia, poi va in word ripreme il tasto destro del mouse e seleziona sempre dal menù a tendina la funzione incolla, dopodiché mette insieme tutti i pezzi così copiati con qualche congiunzione, qualche virgola, qualche punto e virgola, qualche punto ed il gioco è fatto.

Saviano lo chiama "non fiction novel" io lo chiamerei più propriamente copia e incolla con saccheggio spudorato del lavoro intellettuale altrui, è un reato e si chiama plagio.

Contro uno di quei giornali locali che Saviano dice essere della "camorra" chi qui scrive una volta fece condannare proprio per questo reato il direttore responsabile Gigi Casciello, che in veste di direttore fu chiamato a rispondere del reato commesso sicuramente da qualcuno nella sua redazione, si beccò la condanna ed il risarcimento della costituita parte civile. In quel caso di trattava del copia e incolla di un mio articolo sulla storia della camorra nell'agro-aversano dal 1500 che venne letteralmente ripubblicato a nome di altro autore (Gianmario Mariniello) su "Il Roma-Cronache di Caserta".

Adesso mi chiedo se il povero Gigi Casciello si è beccato una condanna penale per un articolo di circa una pagina A4, Roberto Saviano, se tutti coloro che si sono visti da lui saccheggiati il loro lavoro intellettuale lo denunciassero, quante condanne penali potrebbe beccarsi e quanti danni dovrebbe pagare?

Lo capisco, mettere le note a pié di pagina appesantisce sia il lavoro di scrittura e sia successivamente la lettura, ma almeno al termine di ogni suo libro Saviano potrebbe semplicemente scrivere si ringraziano tutti i giornalisti, gli scrittori, i giudici dei quali ho utilizzato parte del loro lavoro intellettuale e magari elargire agli stessi parte dei suoi lautissimi introiti. Facciamo, un esempio, Saviano dice che dai "giornalacci della camorra" ha copiato solo lo 0,6% di Gomorra. Poniamo che Gomorra fra copie vendute, diritti cinematografici e televisivi abbiamo partato nelle tasche di Saviano 10 milioni di euro, allora i "giornalacci" dovrebbero avere lo 0,6% di 10 milioni, ossia, 60000 euro. E' assurdo vero? Si, ma magari è ancora più assurdo fingere di scrivere un romanzo mentre in realtà si sta facendo un composit di lavori fatti da altri, sarebbe più giusto che Saviano non si attribuisse pienamente la paternità dei suoi lavori e anzi scrivesse "libro a cura di" Roberto Saviano visto che il suo "non fiction novel" è in realtà quella che in gergo universitario si dice una tesi compositiva, le meno apprezzate tra l'altro in ambito universitario perché non portano nulla di innovativo, e che lui fa senza utilizzare neppure il metodo scientifico della citazione delle fonti.

Saviano addirittura dopo averle scopiazzate critica le fonti e questo sinceramente è veramente troppo. Tutti i colleghi che sono stati copiati dovrebbero denunciarlo penalmente per plagio le condanne arrivebbero prima o poi, denunciarlo in sede civile non serve, si magari otterrete un piccolo ristoro economico, ma la verità, ossia, che Roberto Saviano vi ha copiato, vi ha rubato un'idea non verrebbe mai fuori e la paternità di un'idea vale più di 1000/10000 o 100000 euro.

Questo piccolo lavoro è stato scritto senza copiare una sola parola scritta da altro collega giornalista o scrittore. Ringrazio comunque il fenicio che circa 3000 anni fa ha inventato la scrittura alfabetica posta a fondamento di ciò che ancora oggi utilizziamo.

Roberto Saviano copia/incolla e non ringrazia mai nessuno, anzi disprezza pure gli altri dopo averli derubati del proprio pensiero.

Numerose altre succose informazioni su Roberto Saviano le trovate su www.stopcamorra.it

 

 

Ultimo aggiornamento Sabato 26 Settembre 2015 09:33
 
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